Samuele Emiliano, coach di performance mentale e sportiva

La mia storia

Prima del coaching,
c'è stato il campo.

Il calcio giocato è stato il mio primo grande maestro. Mi ha insegnato ad accettare l’errore, a rialzarmi dopo una sconfitta, ad aspettare il mio momento, a lavorare quando nessuno guarda e a continuare a credere in me, anche quando le cose non andavano come volevo.

Il primo linguaggio

“Non mi sento mai arrivato e cerco costantemente di mettermi in discussione.”

Per oltre vent'anni ho vissuto il calcio da giocatore. Ho attraversato vittorie, sconfitte, infortuni, panchine e cambi di squadra.

Non considero quell'esperienza una risposta pronta per ogni atleta. È il punto da cui ho imparato a riconoscere il linguaggio del campo e ad ascoltare ciò che spesso resta fuori dalle statistiche.

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La domanda

Chi scelgo di essere quando tutto pesa?

Da giocatore pensavo soprattutto a ciò che dovevo fare. Con il tempo ho iniziato a chiedermi chi volevo essere quando la partita, il giudizio o la paura rendevano tutto più difficile. Quella domanda ha cambiato il modo in cui guardavo lo sport e me stesso.

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La prima richiesta

La svolta non è arrivata con un titolo.

È arrivata quando un ex compagno di squadra mi ha chiesto supporto dal punto di vista mentale. Non ero ancora un coach professionista. Ho ascoltato, fatto domande e cercato di essergli utile con ciò che avevo imparato sul campo e nel mio percorso di crescita personale.

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La scelta

Trasformare una passione nella mia professione.

Dopo la carriera da calciatore ho scelto di dedicarmi completamente al coaching mentale. Ho costruito un lavoro fondato sulla relazione individuale, sulla continuità e sulla responsabilità. Oggi seguo personalmente ogni atleta, dalle sessioni al supporto tra un incontro e l'altro.

Samuele Emiliano durante una corsa su strada

Continuare a mettermi alla prova

La crescita la alleno anche su di me.

Ho iniziato a correre anche se non mi piaceva. In pochi mesi ho portato a termine due maratone. Non è una credenziale e non mi rende un coach migliore. Mi ricorda cosa significa scegliere un passo, ripeterlo e restare nel percorso quando diventa scomodo.

Studio, mi metto in discussione e continuo ad allenare il mio modo di ascoltare. È lo stesso impegno che chiedo alle persone con cui lavoro: guardare con onestà ciò che stanno vivendo e scegliere la prossima azione.

Formazione e principi

Il prossimo capitolo

“Ricordati che il meglio deve ancora arrivare.”

Il primo passo è capire bene la situazione, senza promesse e senza scorciatoie.

Raccontami la situazione